Quando il mondo andava “meglio”…

Mi sono state recapitate queste due foto. La prima “Lavandaie” ricorda un mestiere che si faceva fino agli anni 1960… Messa la biancheria in tino, ricoperta con cenere, le veniva gettata sopra dell’acqua bollente, che filtrando usciva in fondo. Poi, per scialacquarla, si andava al fiume. La foto qui sopra, come si vede, riguarda la “Scuola”. E’ una foto molto antica, ma non si è in grado di datarla: essa parla da sola. Osservate che le alunne sono scalze e vicino ai piedi hanno delle ‘terracotte’ dove, con della cenere, veniva loro messo dei tizzoni, perché si potessero scaldare. 

Ringrazio la Persona che me le ha lasciate in chiesa.

Canteremo l’Alleluia al suono delle nostre 8 Campane

E’ una Pasqua tutta ‘particolare’. Ci sembra tutto strato, tutto impossibile. Non riusciamo a metabolizzare le tante notizie, i nostri sentimenti, il senso stesso della vita! Non riusciamo a renderci conto se quello che viviamo è sogno, realtà o immaginazione collettiva! Ci domandiamo come ciò sia possibile e quali strascichi possa lasciare in noi e nella Comunità.

La Pasqua ci dice che è possibile superare la ‘morte’. Che Gesù l’ha vinta. Che nessuno potrà farci del male. Che possono uccidere il corpo, ma non la nostra anima. Che l’immortalità è insita dentro di noi! Gesù si è messo in prima fila davanti a tanti fratelli. La Pasqua – grazie a Dio – non è stata inficiata di superficialità, ma è, e rimane, la Festa della Fede! Sia per tutti noi un’esperienza, sia una rivelazione interiore. Ci dice Gesù: “Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete”. (Gv 14,18) Alleluia, Alleluia, Alleluia!

Don Zenaldo, ciao

Ciao, don Zenaldo! Questa notte te ne sei andato. Mancavano due giorni al tuo novantesimo compleanno. Parroco di Apsella dal 1957 al 2016. A te si deve il recupero ed il restauro dell’Abbazia. Le molte parole non servono confondono il ricordo. Per questo ho messo due foto: la prima – oserei dire – ufficiale, la seconda quelle che non si fanno mai. Sono le 17 di un giorno estivo e tu ti prepari il “pranzo”. Così come si vede! Ma non il pranzo per un giorno, ma per cinque giorni. Una foto così rende di più l’idea di chi ha donato la vita per una Comunità. Riposa in pace.

Marocco- altri scatti: Il campo tendato e messa a Marrakech

In alto Fratel Jean Pierrre, il monaco sfuggito alla strage di Tibhirine (1996), con quella comunità abbiamo partecipato ai Vespri nel Monastero di Nodre Dame de l’Atlas a Midelt. Le foto che seguono sono momenti del 4/5 gennaio al campo tendato di Merzouga. Qui abbiamo vissuto un bellissimo momento al fuoco per un confronto comunitario e la Messa al mattino sul far dell’aurora. La penultima foto è scattata nella chiesa dei Francescano a Marrakech dove 800 anni fa furono uccisi i primi martiri del Francescanesimo. L’ultima foto è di una lapide che si trova a FES. Il personaggio qui ricordato è Charles de Foucauld. (1858-1916) E’ stato un religioso francese, esploratore del deserto del Sahara e studioso della lingua e della cultura dei Tuareg: il 13 novembre 2005 è stato proclamato beato da papa Benedetto XVI..

 

1959: Una storica foto dell’Asilo Parrocchiale

La foto è stata scattata dove ora c’è il parcheggio (e allora c’era ancora l’erba). La giovane maestra è Damiani Olivia (1930-1996), la cuoca è la mitica Mengarelli Rosa (1893-1995). I bambini (classe 1954 circa) è stata fornita da Cangiotti Fiorenzo e nel documento ha saputo ridare un nome a quasi ogni bambino. Grazie. La Parrocchia, per volontà del suo parroco Don Francesco Marcelli (+1960) aveva fondato l’asilo nel 1950. Questo fu poi chiuso alla nascita nel 1968 dell’asilo comunale. Si conserva ancora nell’archivio parrocchiale il libretto postale con il primo ed unico versamento di £ 500. Il pranzo per Olivia e Rosa (oltre la minestra) consisteva in mezzo uovo a testa. Chi si ricorderà di loro?

Un dipinto di Claudio Sacchi per l’800 anniversario dell’incontro tra San Francesco e il Sultano

Francesco d’Assisi voleva andare a tutti i costi tra i musulmani, tanto che per tre volte fece i suoi tentativi, senza scoraggiarsi dei fallimenti. Il terzo tentativo fu quello buono per l’incontro con Malek al- Kamel. Il sultano trova gran piacere ad ascoltare Francesco, quello strano monaco venuto dall’Italia. Siamo nel settembre del 1219. Cortesia, rispetto e dialogo, caratterizzano la conversazione tra il sultano Malek al-Kamel e Francesco d’Assisi. 

Nel dipinto del M° Sacchi è raffigurato un San Francesco adulto e pensieroso. In lontananza si intravede la città di Damietta (dove avvenne l'incontro) a pochi chilometri dal Cairo. Dopo tre tentativi falliti non si sapeva come sarebbe stato accolto. Di qui il volto pensieroso.