Una lettera per te (dal campeggio giovani 2020)

Una lettera per te
Carissimi Giovani e Carissime Ragazze, a chi vi dovrei paragonare? Sono tanti anni che in un modo o in un altro vi dedico del tempo, eppure mi considero sempre un principiante. Ad uno ancora inesperto nel conoscere le dinamiche del vostro pensare, del vostro sognare, della strada del vostro cammino. Quando credi di averla imboccata, questa immancabilmente devia per sentieri a me “ignoti”. A chi dunque vi paragonerò?
Ciò pensato e ripensato, poi mi sono detto: i Giovani, assomigliano tanto a degli Iceberg! L’iceberg mi dà tanto “la fotografia” della tua vita. Vi immaginate di trovarvi su di un iceberg!
Ho visto sul su internet che, nel 2017, si è staccato un iceberg di ben 270 km2! Pensate che è talmente grande che l’intero territorio dei Comuni di Vallefoglia e di Urbino è più piccolo di quell’iceberg: da Borgo Santa Maria a Sassocorvaro!
Una delle esperienze più belle che ho fatto, è stata la traversata del Monte Bianco: da Courmayeur a Chamony! Un giorno intero, sei funivie fino a raggiungere i 4000 m di altezza. Trovarsi con la catena delle Alpi sotto di te e la cima del Bianco a portata di mano. E’ uno spettacolo da mozzafiato: la neve candida, specie nei crepacci, assume il colore di un bleu intenso. Una meraviglia! E’ l’immagine della giovinezza.
Anche in te – come nell’iceberg – si creano i suoi riflessi, la luce che ti abbaglia. I tuoi sogni e il battito del tuo cuore sono come i mille colori che danzano dal bianco splendente al blu più intenso. Un iceberg ci parla di libertà, di spazi, di fantasia. Può parlare però anche di paure, di fragilità. Per questo mi sembra opportuno a paragonarlo nella tua vita. L’iceberg non è terraferma. Le correnti marine lo spingono fino a qualche riva. Anche tu sei in viaggio: ma ti lasci portare o orienti la tua meta verso il fine per cui sei venuto al mondo?
L’iceberg è immenso: così i tuoi sogni, i tuoi progetti, la forza della tua vita. Sono talmente immensi che ti può sembrare anche troppo, per poterlo esplorare. L’iceberg però va oltre le tue stesse esigenze. L’iceberg ti dice che quello che vedi è solo una minima parte. C’è la parte immersa nella nell’acqua tutta da esplorare. E se fosse la più importante, la più espressiva? Tanti dicono a me bastano i soldi, il successo, la bella vita: che voglio di più?
Ma a che cosa ci riferiamo quando parliamo della parte nascosta dell’iceberg? Mi riferisco all’importanza della Spiritualità. Questa parola che nel vangelo è limpida come una sorgente: “Ciò che è nato dalla carne è carne, ciò che è nato dallo Spirito è Spirito” (Gesù a Nicodemo Gv. 3), oggi è continuamente deturpata.
Sei studente e lo vedi. Partendo da Darwin l’uomo scimmia; Freud che vede l’anima come centro di “aggregazione energetica”, spogliandola di ogni spiritualità; i diversi ateismi di Stato; il 1968 con il “vietato vietare” con cui si attacca ogni tradizione culturale e morale; C’è poi lo scandalo della pedofilia, ecc.. Tutte queste cose hanno creato del perplessità, dei dubbi. Diversi si dichiarano non credenti o se anche lo sono hanno vergogna a manifestarlo.
Ma che cos’è la spiritualità è la “preghierina”? No! La preghiera è importante, si sa, ma non è il tutto della spiritualità. La Spiritualità è ciò che trascende la materialità. L’amore che tuoi genitori hanno per te è già un atto ‘spirituale’: infatti è totalmente gratuito. Perdonare è un atto spirituale. È spirituale anche tutto ciò che ispirato! Vale per l’arte, la poesia, vale anche quando a un amico sai dire parole che si imprimono nella sua anima! Giacobbe sogna la spiritualità come una “scala che saliva fino al cielo”. Poi ci sono gli eroi, chi lotta per la giustizia, contro il razzismo, ecc. Anche il volontariato parte dalla Spiritualità.
Sono convinto che tu hai tante esperienze da raccontare e sono convinto che esse hanno dato un senso alla tua vita e tu ne sia orgoglioso. Qualche volta avrai anche lottato, qualche volta forse hai perso. Non importa. Se vuoi veramente bene agli altri sii te stesso! Evita i giudizi, credi nell’altrui spiritualità. In tutto ci vuole umiltà, pazienza, determinazione, forza interiore. Su tutto questo vorrei orientare il campeggio.
Ma come posso fare? Non te lo posso spiegare! Le cose non si spiegano, si vivono. Senti che cosa scrive il Vangelo apocrifo di Tommaso: “Gesù ha detto: se coloro che vi conducono, vi dicono ecco il regno e nel cielo, gli uccelli del cielo vi precederanno. Se mi dicono: e nel mare, i pesci retrocederà. Ma il regno è nel vostro interno ed è fuori di voi. Quando voi conoscerete voi stessi allora sarete consci saprete che voi siete i figli del Padre vivente. Se però non vi conoscerete, allora sarete in povertà e voi sarete la povertà”.

Montecchio 26 aprile 2020, ore 16,45   

                                                                                          Don Orlando Bartolucci 

Un gruppo di giovani (scritto x campeggio giovani 2020)

Un gruppo di giovani

“Non c’è niente di nuovo sotto il sole”
“Ciò che è stato sarà, quel che si è fatto si farà, non c’è niente di nuovo sotto il sole” (Qohelet, 1,9)
Quando sentiamo parlare dei giovani, ascoltiamo le solite parole di sempre. Si tende ad evidenziarne i difetti, i limiti, il modo di vivere. Il confronto fra le generazioni è naturale. Nessuno di noi è la “fotocopia” di qualcun altro. Ciò vale anche per le diverse generazioni che si susseguono. Ognuna ha le sue caratteristiche, le sue capacità e i suoi limiti. Ognuna ha avuto un suo ruolo nella Storia.
Tutto ciò vale anche per ciò che riguarda la fede. E’ facile dire che oggi i giovani non credono più in niente e che siano più propensi all’ateismo che alla fede. Che il messaggio cristiano sembra non convincerli più e che alcuni cercano la “fede” altrove o “se la cavano da soli”. Ci sono poi quelli che dicono di credere in Cristo e non nella Chiesa. Per altri infine, sembrano bastare per le loro esigenze sia le possibilità economiche, sia le tante “PASTICCHE” che il mercato ci offre.
Comprendi da solo che questo groviglio di “strade” o di “modelli” sono più che sufficienti per metterci in difficoltà. Ma questa analisi ha un senso? E’ vera? No! Anche se racconta fatti reali, siamo profondamente convinti che un giovane è qualcosa di più, è molto di più. I comportamenti esterni, possono essere dei sintomi, ma non sono lo specchio del nostro intimo. Siamo sempre all’iceberg: la parte visibile e quella invisibile.
I Ragazzi ed i Giovani, con il loro modo di comportarsi, spesso anche trasgressivo, ci dànno dei messaggi. Quali? Non lo so! Ma certamente riguardano disagi o esigenze interiori. Probabilmente ancora allo stato embrionale, ma sufficienti per agitare il loro cuore o per percepire una qualche spiritualità.
In poche parole, i giovani non vogliono una fede “precostituita”, ma hanno bisogno di una fede “giovane”. Una fede in cui, prima o senza i moralismi, io prenda coscienza della “dignità e valore” della mia vita.
Una scatola di puzzle
L’uomo per sua natura e in forza della sua libertà, cercherà sempre altre strade. Come un adolescente si “allontana” dai genitori, così ci allontaniamo da Dio. Sta attento però a tirare le tue conclusioni!
La storia del bruco che diventa farfalla, deve dirti qualcosa. Il ragazzo, il gruppo che si comporta in certo modo, nel momento che non pensi, può cambiare. Devi avere questa convinzione, devi crederci! Le nostre posizioni, i nostri gesti, tante volte trasgressivi, più che convinzioni sono perlopiù difese. Ognuno è un dono, anche quando fa male. Non so se lui cambierà, ma io crescerò!
La vita è come una scatola di puzzle. La foto posta davanti è bellissima, ma quando apri la scatola ti puoi facilmente demoralizzare: ma come si fa?
Vivere è decomporre la foto, comprendere che i vari puzzle sono le nostre esperienze, le nostre situazioni. Il pezzettino di puzzle da solo è insignificante, ma quando trovi il suo posto sei soddisfatto perché ne comprendi il senso.
Ognuno ha la sua scatola, il suo disegno del ricomporre. Tante volte il pezzo scartato lo si va a ricercare… La vita non è una fregatura, anche quando hai le lacrime agli occhi. E’ un dono immenso. Il Signore che te l’ha data per l’immortalità. Lui non si sostituisce a te ma ti segue. Vuole che tu non esca vittorioso come il Cavallo Bianco dell’Apocalisse.
Un gruppo di Giovani
Noi, nella vita, vorremmo cambiare e quest’altro. Ci domandiamo a che serve quella persona lì, perché ci sono malattie, terremoti, virus ecc. Gesù venendo al mondo, pur potendolo fare, non ha cambiato nulla. Si è inserito in questa vita come ogni altro uomo. Ha conosciuto amici e nemici, pianto e riso, ha provato la povertà.
Dice di se stesso: “Non ho nemmeno una pietra dove posare il capo” (Mt. 8,20). E’ stato condannato ingiustamente e ha detto: “Sia fatta la tua volontà”.
Non ha cambiato niente, ma ha visto la potenzialità che c’è nell’uomo: in ciascuno di noi.
È un vedere profondo, come la parte immersa dell’iceberg: “Fissato lo sguardo su di lui”. Uno sguardo che volta oltre la morale, il ruolo sociale, il carattere.
Gesù ha posto il suo sguardo su dei giovani presi così, quasi a caso, nei momenti più diversi. Li ha chiamati lì dove si trovavano: “Vieni e seguimi “. Chi era pescatore, chi discepolo del Battista, chi al banco delle tasse, chi perché chiamato da un amico. Chiamò anche Giuda!
Cos’avevano capito? Forse niente. Perché l’hanno seguito? Perché Gesù, in quello sguardo, fece loro capire la grandezza e la forza della loro vita. Perché Gesù arriva a farti conoscere il lato nascosto dell’iceberg. E’ come quando uno ti dice: “Ti amo”. Non è solo una frase, un bacetto. Tu comprendi chi sei per lui/lei. Scopri una dimensione della tua vita che non conoscevi. Così Gesù con quello sguardo, con quel “Vieni”!
Ma erano fedeli, ma si volevano bene? No! Gesù fece come una scommessa su di loro. Non mollò mai! Come un artista, scalpello dopo scalpello, plasmò il loro cuore.
Lui “credette” in loro. Anzi dice loro: “In verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste”. (Gv 14,12) Giovanni l’evangelista, alla fine della sua vita, riassumerà l’esperienza sua e degli altri Apostoli con queste parole: “E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi” (1Gv 4,16).
Dal Vangelo di Giovanni (1,35-49)
Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – 42e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
43Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». 44Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. 45Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». 46Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». 47Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». 48Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». 49Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!».
La giovinezza
Per un’opera così importante, come scegliere gli Apostoli, noi li avremmo fatto concorsi, indagini. Ne avremmo valutato gli aspetti estetici, culturali. Probabilmente avremmo tenuto conto del loro ruolo sociale ed economico. Gesù: niente di tutto questo. A Lui è sufficiente il solo fatto che erano “giovani”. Chi direbbe che da una piccola ghianda può nascere una quercia, così da dei semplici pescatori cambiare il volto del mondo? E’ possibile perché nella giovinezza c’è una forza di vita straordinaria.
Se sfogli qualche pagina di storia trovi che Michelangelo a 22-23 anni scolpì la Pietà; Marconi all’età di 20 anni comincia i suoi esperimenti per la radio; Bill Gates nel 1975 a 20 fondò la Microsolt. Potremmo poi vedere i Santi, gli Eroi..
Anche in te c’è una forza straordinaria, che si manifesta nei modi più diversi.
Le tue risa, i tuoi scherzi, gli abbracci, i canti a squarciagola, i balli, le notti infinite… I sogni i progetti… Poi ci sono le amicizie, le ore della confidenze, lo studio, le gare sportive. C’è il volontariato in cui esprimi la tua generosità. Tutto quanto è altro espressione della potenzialità della gioventù.
È bella la gioventù. È forte la gioventù. È miracolosa la gioventù.
Se però credi che la gioventù sia solo “un tempo per giocare” e non un “potente trampolino di lancio”, quella gioventù si ripiega in se stessa, e può combinare anche guai. Gesù dice: “Se non diventerete come i bambini…”! I bambini, i giovani hanno la curiosità, l’entusiasmo, la fretta, non conoscono il pericolo: hanno la semplicità e la grandezza del cuore. Questi doni non perderli, senza queste basi (potremmo dire anche VALORI) l’uomo diventa un matematico: mi torna o non mi torna, ci guadagno o non ci guadagno, a me che importa degli altri, basta che non faccia del male? Se ho quello che ho è perché io ho faticato…
Gesù dice resta sempre giovane, non matematico!
Rimanere giovani
Questi Apostoli un po’ sornioni, un po’ cagnaroni; tutti diversi fra loro sono stati colpiti dal modo come Gesù abbia loro manifestato la parte sommersa della loro personalità.
Hanno incontrato Gesù che li ha capiti, che gli ha detto: “Tu interessi, tu conti per me”. Don Milani, il grande parroco di Barbiana (1923-1967) copiò lo lo stesso global e scrisse nella sua scuola “I CARE”.
Sentirselo dire da Gesù: “I CARE”., ti apre il cuore, ti rovescia il senso della vita, ti rende disponibile a tutto. Fu così che quei giovani seguirono Gesù. Gesù a loro volta fu confortato dalla loro presenza: “Voi siete miei amici.. venite dietro me e riposatevi un po’…”.
Ma gli Apostoli erano giovani e i giovani hanno FRETTA! Pensavano che Gesù avrebbe cacciato i Romani. Si domandavano: “Quando arriverà il regno di Dio?”. Gesù deve lottare molto con quella FRETTA. Loro non hanno ancora capito che il “Regno di Dio” deve essere prima dentro di te. La fretta è proprio nei giovani. Vi dicevo prima che è bellissimo quando uno o una ti dice “TI AMO”, ma quell’amore per maturarsi ha bisogno di tanti momenti: ha bisogno anche del dolore.
“Bisogna ch’io sia crocifisso” Pietro esplode: “Non sia mai!”. Gesù gli dice: “Satana”.
Crescendo anche loro capiranno! Il momento più alto e quando ricevettero lo Spirito Santo. Senza l’amore di Dio non potrai capire né l’amore né il dolore. Ma con il dono dello Spirito tutto sarà possibile.
Allora il tuo cuore non si invecchierà! Abramo fu padre a 100 anni: la fede come l’amore genera sempre.

Don Orlando Bartolucci 

il lembo del Mantello (scritto x camp giovani 2020)

Il lembo del mantello

L’incontro
Forse questo titolo ti pone una qualche curiosità: “Che significa il lembo del mantello?”. È riferito ad un incontro! Ti sei mai fermato a riflettere che cosa sia un incontro? Osservate quando entrate a scuola o vi avvicinate ad un qualsiasi gruppo. Dopo i vari saluti, i tanti CIAO, i bacini o quant’altro ognuno – vuoi o non vuoi – cerca la persona con cui hai più feeling ed il gruppo si divide in tanti gruppetti.
Ma che cosa ha di diverso quella persona dall’altra? È solo perché mi fai ridere, perché fa più battute, perché mormora di più? Può anche darsi. Ma non è questo il vero motivo. Nell’incontro fra due persone non c’è solo simpatia feeling. Nell’incontro fra due persone c’è uno SCAMBIO DI VITA! Una tua parola non è solo il pensiero che mi esprimi, ma una FORZA che può generare in me LUCE, SERENITA’, CONFORTO, PACE! Quella parola (come un abbraccio o un sorriso) è solo un mezzo dell’incontro, ma il vero incontro è INTIMO, è PROFONDO, è la fusione di due ANIME! Ci possono essere anche mille persone, ma quella mattina, il CIAO che tu mi hai detto ha “risuonato in me” in modo diverso: unico fra tutti!
Sentimenti e “mistero”
Non so, se quello che ti detto fin qui, è stato per te convincente o confusionario: probabilmente più il secondo. Comprendere in profondità che cosa sia un incontro non è facile per nessuno. Né per un ragazzo, né per un adulto. Nell’incontro infatti avviene un “MISTERO”. In esso vi è una parte UMANA in cui ha un ruolo rilevante la giovinezza, la simpatia, il feeling di cui ti parlavo prima. Ma oserei dire che vi è un’altra parte che ha del DIVINO. Questa parola ci sembra grossa, esagerata. Ma quante volte una parola detta da un amico ti si è impressa nel cuore e non la dimentichi più! Non parlo delle parole frutto della cattiveria. Parlo di parole ISPIRATE. Parole che hanno illuminato la tua VITA.
Ricordiamolo sempre: c’è del “divino” dentro ciascuno di noi, anche se tante volte non ne siamo consapevoli. E’ solo per quel “soffio divino” (di cui parla la Genesi 2,7) che ci possiamo chiamare UOMINI.
Ti propongo allora un brano di Vangelo, semplice nel racconto, ma profondo nel suo messaggio: una donna ammalata incontra Gesù.
Dal Vangelo secondo Marco: (5,25-34)
25Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni 26e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, 27udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. 28Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». 29E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
30E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». 31I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: «Chi mi ha toccato?»». 32Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. 33E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. 34Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Il brano è facile. Attorno a Gesù si raduna attorno molta folla. Siamo a Cafarnao dove lui era molto conosciuto. Provate a immaginare questa gente ognuno con la sua curiosità. Chi gli offre qualcosa, chi cerca di toccarlo, chi gli fa festa, chi si congratula con lui. I più sono lì perché si aspettano di vedere qualcosa di straordinario. Tutti appiccicati a lui come se fosse un FENOMENO.
Le sue parole passano sopra la testa e per loro rimangono suoni che si infrangono con il chiasso della gente. Non sono assolutamente capaci di ascolto, come era successo nel brano di Zaccheo. (Lc 19,1)
Gli apostoli si sbracciano per mettere un po’ di ordine, ma tutto è inutile.
“Una forza è uscita da me”
Da dietro, di nascosto, arrivò una donna. È ammalata: perde sangue. Per la legge ebraica è impura, contagiosa, noi diremmo infettiva. Lei, disperata per aver speso tutti i suoi soldi nei medici, ha solo una speranza: “Se riuscirò a toccare il lembo del mantello di Gesù sarò guarita!”..
Per quella gente che portava vestiti lunghi il “lembo del mantello” era quello che facilmente strisciava per terra. Immaginate questa donna, che camminando quasi a “gattoni” si avvicina Gesù tremante! Le sue mani protese, il suo cuore pieno di speranza. Finalmente gli riesce! Un “grido” di Gesù: “Chi mi ha toccato? Una FORZA è uscita da me!”.
Pietro lo rassicura: Scusa, sono tutti appiccicati a te. Ma Gesù, guardando intorno, incrocia gli occhi della donna. Questa le si prostra davanti. Ha una tale fiducia in Gesù da pensare che anche il solo contatto con il lembo del mantello l’avrebbe guarita. Gesù le dice: “Figlia, la tua Fede ti ha salvato”.
A differenza della folla che cercava in Gesù il “FENOMENO”, lei cerca in Gesù la PERSONA. Non le importa se non lo tocca, se non gli parla. Per lei è sufficiente toccare quel lembo del mantello!
Quanta umiltà c’è in lei! Tante volte uno sguardo, una carezza vale più di tante parole. Lei non cerca il protagonismo, ma un incontro di fede con Gesù. La donna sperimenta così un incontro AUTENTICO, PERSONALE. La folla invece, come “MASSA” anonima, tocca Gesù, ma non succede niente. Nessuno si distingue, a nessuno importa un rapporto personale con lui.
Solo a lei Gesù può dire: “La tua fede ti ha salvato”.
La felicità
Ognuno di noi, cerca la felicità e anche quella donna. Per lei aveva un duplice valore: essere guarita dalla malattia ed scoprire la propria dignità personale. Infatti essere visti, come lei, impura, emarginata, a pensarci bene, è più pesante della malattia stessa. E’ umiliante per una persona sentire di non essere nessuno, che la sua vita è solo di “impiccio”.
Gesù la tira fuori dal baratro in cui lei si trovava. La donna non solo è guarita, ma trova il coraggio di raccontare tutto ciò che le era successo. Non si vergogna più. Ha preso coscienza della sua dignità.
Gesù addirittura la vuole incontrare: “Egli intanto guardava attorno per vedere colei che aveva fatto questo”. Fra tanta folla la cerca come “una perla preziosa”, come una persona veramente di FEDE!
Lei da “vittima” diventa “protagonista”. “La tua fede ti ha salvato” questa è la FELICITA’!
Tu sei felice? Sei felice o ti accontenti? Forse c’è un po’ di differenza! Oggi la nostra vita, non so quanto sia “nostra”. Scandita come è da mille impegni e piena dei tanti mezzi di comunicazione che – vuoi o non vuoi – dobbiamo “servire”. Questi, è vero, ci risolvono tanti problemi, ci informano su tutto in tempo reale, mi raccontano tutto degli altri, ma anche gli altri sanno tutto di me [ricordalo].
Oggi in virtù di questo mondo virtuale, sembra che l’essere felici dipenda da altri. Fra i tanti mezzi del web, prendiamo ad esempio Facebook. In queste enorme “piattaforma” ognuno può entrare in comunicazione con l’altro attraverso il “MI PIACE”. E’ sempre positivo? Ti sei mai scottato?
Ognuno pensa di essere se stesso in funzione dell’approvazione altrui, così annulla la propria autostima. Anche quella donna aveva perso la sua autostima. Gesù le fa raccontare come la sua vita abbia senso. Come lei possa dare Gloria a Dio! Un consiglio:
Non perdere mai la stima di te!
La spiritualità
Scrive il Vangelo di Giovanni (2,25): “25e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo”. Oggi sembra che molti si vantino di non credere in Dio, come se fosse una realtà superata dalla scienza o della filosofia.
Ma è proprio così o è una richiesta di una fede più alta, più personale. Per altri è la conseguenza di una educazione o perché non è arrivato il suo tempo. Per altri ancora un’esperienza negativa li ha portati ad altre scelte. La SPERANZA però è l’ultima a morire.
Ma chi è Dio? “18Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato Dio nessuno l’ha mai visto” (Gv 1,18) E allora in che cosa devo credere?
In Gesù: “Filippo che vede me vede il Padre”. Le sue parole, i suoi gesti, l’amore e il perdono ci manifestano chi è Dio. La sua vita, la morte e resurrezione sono il tragitto della nostra esistenza.
Tutto questo è per noi comprensibile solo attraverso la vita interiore, attraverso la spiritualità. La vita interiore ci apre alla vera conoscenza di noi stessi. Spesso ci fermiamo davanti alla domanda chi è Dio, chi è Gesù; non sapendo che risposte dare, pensiamo che quell’argomento non sia per noi: sia solo un mistero. Un po’ è vero, ma non ci sono solo i “ragionamenti”, noi abbiamo anche delle “esperienze”.
Esperienze, spesso piccole, come il lembo del mantello, ma misteriose: spirituali! Prima o poi capiteranno anche a te!
Un po’ di semplicità
Sembra strano, ma spesso non siamo in grado di dire chi siamo noi, che cosa vogliamo, qual è la nostra vocazione, quali sono i nostri veri doni. E’ scritto nel libro di Giuditta (8,14),: 14Se non siete capaci di scrutare il profondo del cuore dell’uomo né di afferrare i pensieri della sua mente, come potrete scrutare il Signore, che ha fatto tutte queste cose “.
Dobbiamo essere più semplici. Apriamo il Vangelo non per conoscere tutto, ma come per abbeverarci ad una sorgente. Osserva – attentamente – come si comportava Gesù e allora comprenderai che cos’è la spiritualità. Perché senza spiritualità ognuno di noi si comporterebbe in modo diverso.
Gesù non ci dice che cosa dobbiamo fare, ma chi siamo! Gesù al massimo dice: “Se vuoi!”.
Il metodo di Gesù è il non imporre, ma il dare potere alla persona. Lui non ti dà un “aiutino”, ma fa sì che tu sia l’autore del miracolo: la tua fede ti ha salvato!
Sei giovane, non pretendere di comprendere tutto. La Spiritualità, si allarga a tante situazioni umane. Essa è come una scala che tu devi salire: scalino per scalino, esperienza per esperienza, rivelazione per rivelazione. Come quando si dorme in due su un letto e si fa posto all’altro, così nella fede, si deve far posto al “Mistero”. Se dormi tutto “spaparato”, avrai dormito comodo, ma non nell’amicizia.
Comincia spesso da passi anche piccoli: un perdono, un gesto di carità, un tempo per la preghiera, una pagina di Vangelo, un po’ di silenzio, ecc. Sentirne la forza è cominciare a comprendere la vita interiore. Non importa da dove inizi, ma inizia!
Una catechista diede ai suoi bambini un piccolo compito dal titolo: Chi è Dio per te! Un bambino scrisse: “Dio è come lo zucchero che la mamma mette nel latte. Non lo vedi ma c’è e si sente se non c’è”!
La forza interiore
I passi che fai cerca di approfondirli, interiorizzali. Perché faccio l’Animatore, perché vengo al Campeggio, perché voglio aiutare quell’amico..
Per una qualche esperienza interiore, potresti dire anche tu come Gesù: “Una forza è uscita da me “.
Quale forza è uscita da un Eroe? Quale dai Santi? Ma, pensandoci bene forse anche da qualcuno della tua famiglia o da un tuo amico. Ognuno di noi ha sempre qualcuno che per lui un punto di riferimento e quasi certamente non gliel’abbiamo mai detto.
Quella FORZA è una dimensione spirituale! Non deve essere necessariamente “straordinaria”, può essere anche la “ordinaria”. E’ come il lembo del mantello. Sembrava piccolo, insignificante eppure ha cambiato la vita di quella donna. Fermati anche a “contemplare tuo babbo e tua mamma” e forse mi capirai. La vita spirituale è una forza necessaria e fondamentale per essere se stessi e per superare i sensi di inferiorità. La vita spirituale è come quando fai del bene: ti riempie di gioia!
Abbadia San Tommaso
1 maggio 2020, ore 11,17                                        Don Orlando Bartolucci

Teleincontro fra i Giovani

La lunga quarantena del corona virus, ha ridotto praticamente a zero ogni attività della parrocchia: celebrazioni liturgiche, catechismo, oratori, sacramenti,ecc. I mezzi che oggi si hanno a disposizione hanno non poco alleggerito questo disagio. Per questo motivo, non potendosi fare l’incontro quindicinale, i più ‘audaci’  hanno organizzato questo Teleincontro. Dopo quasi due mesi, è un po’ come sentire il polso. Li ho trovati più forti, più “personalizzati” e, ne sono convinto, ancora più disponibili a progettare un futuro.  

La “Grande” Quaresima

Passato questo tragico e drammatico momento, il mondo riprenderà la sua corsa. Per alcuni forse sarà più veloce di prima, per altri invece ne dubito! E si vorrà dimenticare questo momento, questi giorni e queste sofferenze.

Ma è stata unicamente una grande “maledizione” o c’era in essa una qualche “benedizione”?. Tutto rimane difficile per noi: sentiamo il pianto, ma ci è più difficile leggerne il mistero!

Passato questo momento ci ricorderemo di quando il funerale si celebrava in tre o quattro persone è lì non si contava quanta gente vi avesse partecipato, ma si percepiva lo struggente rapporto fra figlio e madre, fra nipote nonno è tutto diventava più vero e più profondo.

Forse ci ricorderemo del momenti vissuti con i figli, senza l’incubo di non fare in tempo, senza essere sovrastati da altri impegni. Abbiamo giocato con loro, abbiamo parlato, qualcuno avrà anche pregato e avrà scoperto che suo figlio era qualcosa di più dei voti a scuola o del ruolo nella squadra di pallone.

Ci sarà stato anche chi, di notte, avrà pianto sul cuscino o per lo stress della giornata o per un lutto o per problemi familiari, forse economici, di cui non si intravedeva alcuna via d’uscita. In quelle lacrime c’era un amore intimo per la famiglia che evidenziava la purezza la grandezza dell’animo.

Ci ricorderemo anche delle nostre preghiere, fatte perlopiù a livello personale o seguendo la televisione. Credo che tante famiglie abbiano pregato insieme. Un’esperienza, che la vita normale perlopiù non lo permette. Qui abbiamo compreso che non basta l’Unione dei cuori, ma anche di più quella dello spirito.

Ci ricorderemmo che sono state chiuse le scuole, le chiese, i negozi e persino le strade! Sembra “annullata” la comunità o è un’occasione perché la famiglia si riappropri del suo ruolo fondamentale e insostituibile? Dalla “CASA” parte tutto: anche la Pasqua dagli Ebrei è sempre stata celebrata in Famiglia.

Questa forse la più “grande quaresima” che noi abbiamo celebrato. Questo è il nostro “deserto”. Gesù vi rimase 40 giorni. Trovò la “tentazione” e la “benedizione” espressa degli angeli. Che questo tempo sia una grande Grazia ?

Non dipende solo dal Signore, ma anche dallo spirito con cui ciascuno di noi si abbandona, come Gesù, nelle braccia del Padre . Sa confidare in Dio con la serenità della fede.

Gesù ci ha detto: “Non abbiate paura, io sono sempre con voi!”.

Don Orlando

Giorgio, grazie per quanto hai fatto per i giovani

Giorgio Serafini, l’amico e il cuoco di tanti campeggi (1992-2007), se n’è andato il 16 settembre. Aveva 79 anni. Questo un piccolo saluto che sarà pubblicato sul Notiziario di Domenica 22 settembre.

Serafini Giorgio (1940 – 2019)

Questo nome, probabilmente ai più  giovani, dice ben poco. Ai più grandi, quelli che parteciparono ai campeggi dal 1992 al 2007, dice Leggi tutto “Giorgio, grazie per quanto hai fatto per i giovani”